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Care amiche e cari amici lettori,
Giorno dopo giorno la routine ci consuma un po’: il lavoro, la casa, la spesa, la tv, la vita stessa quando ci prende nel vortice delle abitudini ci fa perdere il piacere di essere vissuta. Non ce la ricordiamo, perciò pare cadere in un oblio che fatica a ritornare alla memoria, perché mancante di avvenimenti degni di essere ricordati. Tutto parrebbe triste se non riuscissimo ad invertire quest’ordine, attraverso fatti che restano vivi, perché vengono profondamente vissuti nel qui ed ora e si “incasellano” in quella parte del nostro vissuto come momenti piacevoli e anche indimenticabili. Non sono solo le storie d’amore, i bei momenti di vacanza, o i momenti di gioia e spensieratezza vissuti con gli amici e i parenti, ma talvolta, moltissimi ricordi piacevoli sono riportati in vita durante un pranzo o una cena e fanno riferimento proprio ad un piatto, a qualcosa che abbiamo mangiato, ad un profumo o ad un sapore speciale, che riportiamo nel presente come un vissuto di un momento magico legato al cibo.
Come se tra le memorie più nobili da trattenere e conservare ci fosse anche quel “sapore speciale”, quel “pane fragrante”, o quel “dolce avvolgente” comunque qualcosa che ci ricordiamo come
“nulla di più buono”. Perciò la cura che mettiamo nel preparare il cibo non è un atteggiamento da sottovalutare e da annotare a margine di una vita, il nutrirsi bene non è solo un obbligo meccanico per il buon funzionamento del corpo, ma l’atto riveste un significato simbolico di amore verso se stessi e gli altri.
E il buon cibo che traiamo da queste azioni, all’apparenza banali e indispensabili per la sopravvivenza, può essere il motore di qualcosa di ben più importante per noi stessi e per chi amiamo.
Vi aspetto, Daniela Peli. |